Io accetto totalmente l'essere umano, così com'è, perchè solo in questo modo si può trasformare.
Certo, io ti accetto così come sei, ma il mio accettarti non significa che devi rimanere come sei: la mia accettazione significa che comunque tu sia, io ti rispetto, ti amo....

Io sto tentando un metodo totalmente diverso. Ti accetto così come sei, ma questo non significa che voglio che tu rimanga come sei. Ti amo come sei, ma ti amo perchè in te hai un enorme potenziale, una possibilità infinita di crescita: basta solo un piccolo sforzo, e puoi diventare luce per te stesso. (Osho)

martedì 17 settembre 2013

Lasciando in bocca un retrogusto di amara tristezza.....

TI HO VISTA SUL TRENO DELLA LINEA Q DI BROOKLYN DIRETTO A MANHATTAN. IO INDOSSAVO UNA MAGLIETTA A RIGHE BLU E UN PAIO DI PANTALONI MARRONE ROSSICCIO. TU INDOSSAVI UNA GONNA VINTAGE ROSSA E UN’ELEGANTE CAMICETTA BIANCA. ENTRAMBI PORTAVAMO GLI OCCHIALI. IMMAGINO CHE LI PORTIAMO ANCORA ADESSO.



Tu sei salita a DeKalb, ti sei seduta di fronte a me e ci siamo guardati negli occhi, per poco tempo. Mi sono innamorato un po’ di te, in quel modo stupido di quando immagini una persona diversa da quella che stai guardando. E ti innamori di lei. Tuttavia, credo ancora che in fondo ci fosse davvero qualcosa.

Ci siamo guardati parecchie volte. Poi abbiamo distolto entrambi lo sguardo. Ho provato a immaginare qualcosa da dirti  -  forse fare finta di non sapere dove eravamo diretti e chiederti indicazioni, oppure dire qualcosa di carino sui tuoi orecchini a forma di stivale, o semplicemente “che caldo!”. Ma mi sembrava così banale.

A un certo punto ti ho sorpreso mentre mi osservavi. E tu hai distolto immediatamente lo sguardo. Hai tirato fuori un libro dalla borsa e hai iniziato a leggerlo  -  una biografia di Lyndon Johnson  – , ma mi sono accorto che non hai girato pagina neppure una volta.

Dovevo scendere a Union Square, ma a Union Square ho deciso di restare a bordo. Ho pensato che avrei potuto prendere la Linea 7 scendendo alla 42esima Strada, ma poi non sono sceso neppure alla 42esima. Anche tu devi aver saltato la tua fermata, perché siamo finiti entrambi al capolinea di Ditmars. Qui siamo rimasti seduti, tutti e due, in attesa.

Ho inclinato la testa verso di te con curiosità. Tu ti sei stretta nelle spalle e hai tenuto in mano il libro, come se il motivo fosse quello. Ma non ho detto niente. Abbiamo ricominciato il tragitto all’incontrario  -  giù lungo Astoria, attraverso l’East River, spostandoci attraverso Midtown, da Times Square a Herald Square a Union Square, passando sotto SoHo e Chinatown, transitando sul ponte e tornando a Brooklyn, superando Barclays e Prospect Park, e ancora Flatbush e Midwood e Sheepshead Bay, fino in fondo a Coney Island. E arrivati a Coney Island, sapevo che dovevo dire qualcosa.

Ma non ho detto niente. Così siamo ripartiti di nuovo. Abbiamo fatto su e giù lungo la linea Q, tante tante volte. C’era folla nell’ora di punta, poi non più. Abbiamo visto il sole tramontare su Manhattan mentre attraversavamo l’East River. Mi sono dato delle scadenze: adesso le parlo prima di arrivare a Newkirk; anzi, no, prima di Canal. Invece sono rimasto zitto.

Per mesi siamo rimasti seduti nel vagone, senza dirci niente. Siamo sopravvissuti grazie a sacchetti di caramelle Skittles venduteci da alcuni ragazzini per finanziare le loro squadre di basket. Forse in treno abbiamo ascoltato un milione di musicisti di mariachi, e per poco non siamo stati presi a calci in faccia da centinaia di migliaia di ballerini di break dance. Ho fatto l’elemosina fino a restare senza banconote da un dollaro. Quando il treno risaliva in superficie ricevevo sms e messaggi vocali (“Dove sei? Che cosa ti è successo? Stai bene?”), fino a quando la batteria del mio cellulare si è spenta.

Le parlerò prima dell’alba. Le parlerò prima di martedì. Più aspettavo, più diventava difficile. Che cosa avrei mai potuto dirti a quel punto, mentre superavamo quella stazione per la centesima volta? Forse, se fossimo ritornati alla prima volta in cui la linea Q aveva cambiato tragitto sulla linea locale R del weekend, avrei potuto dire: “Così non va bene “. Ma ormai non potevo più dirlo, vero? Mi prenderei a calci da solo per giorni interi se penso a quante volte hai starnutito: perché non ti ho detto: “Salute!”? Quella semplice parolina sarebbe stata sufficiente a farci immergere in una conversazione. E invece siamo rimasti seduti in quell’insulso silenzio.

Ci sono state serate in cui eravamo le uniche due anime a bordo di quella carrozza, forse di tutto il treno, e anche in quel caso mi sono imbarazzato all’idea di disturbarti. Sta leggendo il suo libro, pensavo, non
vuole comunicare con me. Tuttavia, ci sono stati momenti in cui ho avvertito un legame. È capitato che qualcuno gridasse qualcosa di folle su Gesù e noi ci siamo subito guardati, come per registrare le reazioni dell’altro. Una coppia di adolescenti è scesa, tenendosi per mano, ed entrambi probabilmente abbiamo pensato: L’Amore dei Giovani.

Per sessant’anni siamo rimasti seduti su quella carrozza, fingendo a malapena di non notarci a vicenda. Alla fine ti ho conosciuta così bene, seppur superficialmente. Ho memorizzato le pieghe del tuo corpo, i contorni del tuo volto, il tuo respiro. Una volta ti ho visto piangere, dopo aver dato un’occhiata al giornale di un vicino. Mi sono chiesto se tu stessi piangendo per qualcosa di specifico o soltanto per il passare del tempo in genere, impercettibile e all’improvviso percettibile. Volevo darti conforto, avvolgerti nelle mie braccia, rassicurarti, dirti che sarebbe andato tutto bene, ma mi sembrava troppo sfacciato. E così sono rimasto incollato al mio posto.
Un giorno, a metà pomeriggio, ti sei alzata mentre il treno entrava nella stazione di Queensboro Plaza. Il solo alzarti in piedi ti è risultato difficile. Non lo facevi da sessant’anni.

Reggendoti ai corrimano, sei riuscita ad arrivare fino alla porta. Hai esitato un po’, forse aspettando che io ti dicessi qualcosa, dandomi un’ultima possibilità di fermarti. Ma, invece di liberare le mie pseudo-conversazioni soffocate per una vita intera, sono rimasto in silenzio. E ti ho visto scivolare via tra le porte scorrevoli.

Solo dopo alcune fermate mi sono reso conto che te ne eri andata davvero. Ho aspettato che tu risalissi in metro, per sederti accanto a me e appoggiare la testa sulla mia spalla. Senza dire nulla. Non era necessario. 

Quando il treno è tornato a Queensboro Plaza, mi sono sporto. Forse eri lì, in banchina, ancora in attesa.
Forse ti avrei visto, sorridente e radiosa, con i lunghi capelli grigi agitati dal vento del treno in arrivo.

Invece no. Eri andata via. E allora ho capito che molto probabilmente non ti avrei più rivista. E ho pensato a quanto è incredibile poter conoscere qualcuno per sessant’anni e malgrado ciò non conoscere per niente quella persona.

Sono rimasto a bordo finché non sono arrivato a Union Square. Sono sceso e ho preso la linea L.
Traduzione di Anna Bissanti



....ultimamente scopro sempre di più che, nonostante ci siano donne interessanti che incontrano uomini interessanti , questi ultimi non si soffermano a conoscerle, nonostante sappiano di avere di fronte una donna che li incuriosisce e li affascina, e lo fanno per svariati motivi: momento sbagliato, troppi impegni, i "vorrei ma....non posso" di una vita lasciata sospesa, senza darsi la possibilità di approfondire una sensazione e permettere anche ad un'amicizia (non necessariamente l'amore di una vita) di nascere....

dunque la sensazione che mi ha dato questo brano, che tra l'altro mi è piaciuto tantissimo, è appunto l'importanza di soffermarsi sui rapporti umani che sono sicuramente la cosa più importante della vita....

La cosa bellissima è appunto il fatto che lui la descriva benissimo....vuol dire che è rimasto a guardarla, guardarla, osservare ogni suo movimento, ogni gesto....ma non ha mai detto niente....e questo è davvero un peccato....

Forse non sarebbe stata una storia d'amore, magari si sarebbero conosciuti e lasciati nel giro di due settimane, magari si sarebbero anche odiati e lui l'avrebbe lasciata tra le lacrime mentre lei gli diceva "sei un cinico senza cuore"....ma vale davvero la pena non provare a conoscere qualcuno e restare invece con tanti ricordi, desideri, fantasie e solo per la paura di rovinare tutto?? 

....non è forse meglio aver amato e perduto che non aver amato mai....??

"Reggendoti ai corrimano, sei riuscita ad arrivare fino alla porta. Hai esitato un po’, forse aspettando che io ti dicessi qualcosa, dandomi un’ultima possibilità di fermarti. Ma, invece di liberare le mie pseudo-conversazioni soffocate per una vita intera, sono rimasto in silenzio. E ti ho visto scivolare via tra le porte scorrevoli."

in quel "forse aspettando che io ti dicessi qualcosa, dandomi un'ultima possibilità di fermarti" c'è tutto un mondo.....

venerdì 30 agosto 2013

Lasciate ogni speranza .... o almeno una foto....

Mi chiedo se a volte non sarebbe meglio stare fermi e non fare nulla....
potresti esprimere con un gesto un sentimento, una sensazione, un po' di felicità, ma a volte è meglio non fare nulla....ogni parola, ogni gesto, ogni sensazione potrebbe venire fraintesa, riveduta e corretta, riscritta per l'occasione e diventare un cartello di divieto, un segnale di pericolo, una scritta rossa su sfondo bianco: lasciate ogni speranza o voi ch'entrate....
Scritto sulla porta del cuore.





L' organo vitale per eccellenza, al quale viene dato inoltre l'arduo compito di custodire sentimenti e segreti, un organo capace di cambiare il ritmo insieme alle emozioni, alla voglia o meno di mangiare, dormire, parlare, spesso purtroppo anche vivere.

Cuori che per timore di venire fraintesi restano inespressi, cuori che non raccontano storie perchè non vogliono essere presi in giro, cuori che non smettono di battere ma quel ritmo è uguale, ogni giorno, incessante ma senza alterazioni, senza picchi, senza emozioni...

Quello che mi fa più paura del vivere è il passare attraverso la vita senza sentirla. Senza che questa lasci un segno del suo passaggio sulla superficie dei miei giorni. 
Non sono una persona che lascia inespresse le emozioni, ma sono una persona che soffre quando questi gesti, queste parole, vengono fraintesi, o peggio non ascoltati, lasciati cadere, come un sasso in un pozzo, così profondo da non sentire nemmeno il fruscio dell'acqua che si sposta...silenzio....immobile....immutato....fermo....tutto che resta come congelato, ghiacciato come in una notte di brina ma senza sonno...senti piano piano la pelle che si raffredda, e poi i muscoli e il sangue infine, che non pulsa più, è freddo come tutto, intorno....

Certo ancora peggio di un cuore inespresso è la ricerca costante di attenzione.
Guardarsi intorno e scodinzolare.


Cercare l'approvazione nello sguardo del prossimo, qualsiasi prossimo, rendendo vana la ricerca, rendendo vane le parole, rendendo vano il sacrificio.
Sacrificio che è il non dedicare attenzione alle giuste cose, alle giuste persone, il non fermarsi a chiedere "come va?" per paura di iniziare un discorso che ci porterà poi a perdere di vista quelle persone per cui sarebbe stato così importante scodinzolare. sono cinica lo so.
Delle volte mi accorgo che a parlare è un cuore ferito, un orgoglio tradito, una voce inespressa.


Mi chiedo perchè ci debba essere tutta questa paura di dire, fare, guardare, parlare, cosa siamo noi se non persone che si relazionano inevitabilmente ad altre persone per creare un universo intero, di emozioni, paure, sentimenti, parole...e invece niente....silenzio....un silenzio rotto solo dal canto dei grilli, quelli sì che non hanno problemi, il loro tempo è quasi finito, sanno che è arrivata l'ora di morire, sanno che ogni secondo è importante per dire, urlare, sentire, cantare.....ma noi non siamo grilli....la nostra stagione non finisce a Settembre, ogni giorno è un giorno importante per vivere la vita provandola addosso secondo per secondo, senza aver paura di dire, fare, baciare....tanto domani è comunque un altro giorno, che importanza può avere se sbagliamo? sbagliano solo quelli che fanno, chi resta a guardare non sbaglia di certo, ma nessuna foto accompagnerà il suo album dei ricordi...

domenica 18 agosto 2013

La "vuotitudine" in una notte di mezza luna....

La vuotitudine....
non esattamente il vuoto dentro, bensì un senso di vuotitudine ....come tradurre letteralmente dall'inglese emptiness, la vuotitudine appunto.




Forse era stato quello sfilare davanti a loro di branchi di umani senza meta e senza anima, racchiusi nei loro vestitini firmati, nelle scarpe alla moda e nei finti modi frikkettoni ma estremamente ricercati, o forse solo il realizzare che alla fine dei conti poco era cambiato tra loro, che la relazione aveva dato origine ad un nuovo sentimento, il quale però si fondava sulle stesse solide strutture dell'orgoglio e della sciocca razionalità esasperata, di quella logica tirata a lucido per affrontare la filosofia alcolica delle quattro del mattino in piazza. 

Quella che poi alla fine litighi per forza, perchè stai discutendo con te stesso e non vuoi vedere quello che, evidentemente, l'altro tira fuori.


Le paure e i disagi, l'ammettere che in fondo siamo umani terrorizzati dalla solitudine ultima ed estrema dei rapporti venuti a mancare o mai iniziati per la troppa sincerità o per la troppa assenza di comprensione. 

"Qualunque sia la mia scelta, è comunque sbagliata...." 
ed è tutta colpa di questa umanità fatta di autoreferenzialità ed egocentrismo, tutta colpa di questa ricerca di santità a tutti i costi..."non sia mai che il mondo ci etichetti come egoisti, menefreghisti, insensibili....e anche un po' cinici" .... però che palle!!! "Ma non sarebbe bello a volte poter dire tutto quello che si pensa, senza curarsi delle conseguenze??....o forse no???"

L'umana umanità ci osserva e ci giudica senza giudizio, ci dice come comportarci, ma senza dire nulla, in silenzio con gli occhi rivolti verso di noi...."non vogliamo mica sembrare autoritari, conflittuali e cattivi..." ma il più delle volte lo siamo e siamo soprattutto sfiduciati nei confronti del prossimo...."potrà forse capire come mi sento? si accorgerà di come sto? avrà sentore della mia malinconia?" .... ma tutto ciò è così lievemente sussurrato che non sfiora neppure il pensiero, figurarsi le labbra....e resta lì, sospeso, tra una lacrima e un singhiozzo strozzato in gola alla luce della luna...."esco o non esco? vado o non vado? ...vado???...ma poi, torno..." solo perchè la notte di mezza estate è diventata improvvisamente fredda e triste e le lacrime rigano il viso e il cuore  "sai, non ho nessuno con cui condividere la notte, nessuno che in silenzio resti ad abbracciarmi..." 
Si.
Prima o poi se ne vanno tutti, è solo una questione di tempo.... è possibile che niente sia abbastanza per trattenerli. 


A volte si prova tutto perchè magari niente funziona, ma alla fine si resta ad aspettare e la porta rimane inevitabilmente chiusa.... "dai, restiamo qui, protetti al caldo, in silenzio senza parlare..." ed è quando il tempo passa inesorabile che guardando indietro non vediamo più sorrisi ed estati, solo silenzi ed inverni...

"ma il tempo è troppo breve per essere dilatato..."
" .... sssshhhhh.....guarda la luna, luminosa e bella, anche da sola in cielo, indispensabile, sorridente, sincera, non ha bisogno di spiegare la sua esistenza....è sicuramente fatta di formaggio, si può vedere ad occhio nudo...." 

"Bellatù, mi raccomando fai bei sogni....ma tieni i piedi per terra....questa è la base su cui fondare la tua altezza...."

sabato 4 maggio 2013

Innamoratevi così....

Oggi ho letto questa frase e voglio condividerla, perché credo sia importante innamorarsi della realtà e non di persone inesistenti che mai corrisponderanno alle nostre richieste. Parliamo, condividiamo e comunichiamo, chiediamo ciò che vogliamo invece di lamentarci semplicemente e continuamente di ciò che, fino ad oggi, non abbiamo trovato in un uomo o in una donna....

"Innamoratevi della persona, non del mito che da soli vi siete creati. Innamoratevi dei gesti, della presenza, delle manifestazioni d'amore, non di ciò che il vostro desiderio vorrebbe. Innamoratevi di qualcuno che esiste per davvero, anche al di fuori della vostra mente rapita. Innamoratevi così."
(Serena Santorelli)
 

lunedì 29 aprile 2013

Criminal Minds....non solo fantasia cinematografica purtroppo....!!!


Mi appassiona tantissimo Criminal Minds e adoro tutto ciò che riguarda il "profiling", incluso Shemar Moore (in arte Derek Morgan) che è decisamente un gran bel vedere in mezzo a tutti quei morti ammazzati....




....ma poi mi trovo a barricarmi dentro casa con tutte le luci accese e resto sveglia la notte a pensare....

Penso che certe cose non sono frutto della fantasia di registi cinematografici ma cronaca vera. 

Sto leggendo un libro sui serial killer, scritto da un giornalista e da un criminologo, e posso confermare che Criminal Minds è solo la trasposizione cinematografica di una crudele realtà. 

I serial killer esistono davvero. 

I pazzi scriteriati, traumatizzati da piccoli e con un patrimonio genetico da studiare al microscopio per trovare un antidoto, esistono davvero, e sono spesso persone normali, che vivono dietro casa nostra, che frequentano i supermercati, i parchi, le chiese, gli uffici....il postino, il lattaio...gente NORMALE o almeno considerata come tale.




Poi mi dico che esagero, che certo non sarà un profilo facebook o una bolletta della luce a farmi perseguitare da un serial killer e poi magari accendo la tv o ascolto la radio e tutto diventa reale: ex fidanzati che stuprano e uccidono le donne che li hanno mollati, ex mariti che assoldano criminali per buttare acido in faccia alle proprie ex, madri che assassinano le figliolette e poi si tolgono la vita, figli che murano il cadavere del padre dentro casa, attentatori che lasciano bombe agli angoli delle strade...




Io stessa sono stata pedinata da uno sconosciuto, una sera mentre rientravo a casa e successivamente ho subito stalking da un mio ex che dichiarava di amarmi follemente....esatto....follemente....

Dunque mi chiedo quanto la realtà superi la fantasia, e quanto la malattia possa dare origine ad una follia tale da trasformare un essere umano in una macchina da guerra, senza pietà, senza cuore, senza scrupoli...




Premetto che non smetterò comunque di guardare Criminal Minds, nè smetterò di leggere i libri sui serial killer e sul profiling perchè, per quanto siano sconvolgenti, e spesso mi facciano trascorrere la notte in bianco, in un certo senso è grazie a questa mia passione che mi sono salvata sia dal pedinatore serale (o seriale) che dallo stalker sentimentale.

Proprio per questo ne consiglio la visione a tutte le donne. Non per alimentare le ansie o il panico o le fobie, ma solo per diventare più consapevoli, più attente, più brave ad interpretare e proteggersi da un mondo che spesso, purtroppo, si rivela più crudele e più pericoloso di qualsiasi fantasia hollywoodiana....

lunedì 15 aprile 2013

Riflessioni del Lunedì....


"......siamo liberi pensatori e liberi esseri spirituali in un corpo umano utilizzato per sperimentare questa vita terrena, non ci servono le zavorre che ci impediscono di volare alto, darci un valore e dirci che - nonostante tutto - ci amiamo e ci accettiamo per ciò che siamo....questo mondo moderno, fasullo e pieno di contraddizioni, non fa altro che appesantirci di doveri, di obblighi di sensi di colpa e tutti rivolti all'esterno, lo fanno in nome del denaro, dell'onestà e tirando in ballo valori che nulla hanno a che fare con quelli che sono i veri valori dell'essere umano: il rispetto di sè e la crescita spirituale.

non si vive di solo pane, diceva un capellone famoso ;) e aggiungo non si vive nemmeno di solo denaro, lavoro, fatica e doveri sociali. siamo molto più di quanto noi stessi vogliamo credere e dobbiamo vedere noi stessi avvolti da questa luce del potere divino che è dentro e fuori di noi e ricordarci che, se saremo fedeli a noi stessi, il mondo - TUTTO IL MONDO -  ci sorriderà, mettendoci davanti solo ciò che è meglio per noi...."

Robidò - piccolo principe in costante ricerca, studente del karma in costante evoluzione, libero pensatore


sabato 8 dicembre 2012

Vi rivelo la mia identità: Sì lo confesso, sono un'idealista!!!


Non ci voglio credere. e ancora una volta rivelo la mia identità: sono un'idealista. sono una di quelle persone che crede ancora che l'unione faccia la forza e che se vogliamo cambiare il mondo, allora il mondo può cambiare...solo perchè il desiderio comune di vederlo migliorare e diventare davvero a misura d'uomo si trasformerà in realtà. è la noetica, la forza del pensiero sposta le montagne.

Eppure ancora c'è qualcuno che mi dice : gli italiani non cambiano. gli italiani, popolo di imbroglioni, di mafiosi, di corrotti, gli italiani non "brava gente", gli italiani che ancora buttano la carta per terra e lasciano il rubinetto aperto mentre si lavano i denti....gli italiani....che generano figli maleducati, perchè è troppo difficile dare il buon esempio....questi italiani che chissà se andranno a votare il 12 giugno per dire a tutto il mondo che le cose possono cambiare, per dare un segnale tutti insieme di unità, di speranza, di forza e di civiltà....



Ero un'esterofila. per certi versi lo sono ancora. credo che nel mondo ci siano tanti posti migliori di questo.tante persone migliori di queste. tante realtà sicuramente più vivibili nelle quali crescere i miei,chissàseliavròmai, figli. ma, pur amando ancora l'estero e tutte le sue meraviglie, le lingue, i profumi e i colori, le persone e la loro civiltà, sono convinta che la fuga di cervelli e di braccia sia inutile. è inutile andare a cercare dall'altra parte del mondo una serenità ed una pace interiore che ancora non abbiamo raggiunto, dentro di noi appunto...ed è solo qui che potremo trovarla, dedicandoci a migliorare, con le nostre idee migliori, questo posto, questa italia, questa gente italiana...come si fa? con l'esempio, con l'educazione, con la comunicazione, attraverso tutti i mezzi pacifici di informazione, per il semplice desiderio di informare e condividere....senza violentare nessuno con le nostre voci stridule e le nostre urla isteriche....

Credo ancora nelle persone. credo ancora nella scintilla dentro al cuore di ognuno di noi, quella scintilla che ci fa sentire uniti, forti dello sguardo dell'altro perchè abbiamo un ideale comune che è il vivere meglio, creare una società migliore per i nostri figli, creare una società migliore per noi stessi, e diventare noi, perchè no, persone migliori...io ci credo ancora...e voi???

giovedì 5 luglio 2012

il mio cuore si infrange sulle scogliere del pregiudizio, del moralismo e della mediocrità....

il mio cuore si infrange sulle scogliere del pregiudizio, del moralismo e della mediocrità....

ogni volta che qualcuno guarda verso un altro individuo e, senza conoscerlo, scaglia giudizi sommari pesanti come sassi. osserviamo gli altri e abbiamo la verità in tasca, crediamo di sapere tutto perchè misuriamo tutto con il nostro metro di giudizio e pensiamo che "proteggere" una persona significhi sigillarla in casa, chiudere le finestre, impedirle di esprimersi secondo la sua natura, solo perchè per noi "è giusto così, per il suo bene"....ma come possiamo noi sapere quale sia il bene dell'altro?

conosco madri che iscrivono a scuola figli piccolissimi ancora bisognosi di sentirsi avvolti da quel "mantello protettivo" piuttosto che tenerli con sé e raccontargli fiabe di mondi fantastici, conosco uomini che etichettano le proprie donne con un marchio e le tengono in ordine come si fa con le scarpe o con i libri, conosco donne che dimenticano di insegnare a sé stesse la fantasia per paura di venirne catturate e scoprire che ci sono mondi incredibili se solo riuscissimo a guardarli con occhi diversi...

sono stanca...stanca delle etichette, stanca dei giochini, stanca dei pregiudizi sociali, stanca di ascoltare cose nelle quali io per prima non credo, stanca delle scuse perchè le persone hanno paura della verità.vorrei chiudere il mondo fuori per un istante, dire a tutti BASTA!

ma è possibile che non vi rendiate conto di essere schiavi di un sistema mediocre che vi appunta una stella sul petto e vi dice: "difendi il MIO territorio", e voi pur di venire riconosciuti come elementi validi e socialmente utili vi fate forti di quella stella di latta e usate un potere fasullo e arrogante contro i vostri stessi simili per difendere un territorio che non vi appartiene, che non sarà mai vostro e per servire un padrone che otterrà da voi ciò che vuole e poi vi getterà via come inutile spazzatura??

lasciatemi in pace, con i vostri sorrisi finti, le vostre falsità, la vostra ipocrisia, lasciatemi in pace con le vostre scuse, le vostre giustificazioni, i vostri desideri inespressi, le vostre paure che diventano costrizione per chi vi sta intorno, le vostre dannatissime etichette che volete incollare dappertutto, anche e soprattutto sulle persone...

perchè non ci fermiamo un attimo tutti quanti a guardare la luna, con la sua semplicità, con la sua luce, con il suo candore, e la smettiamo con tutte queste sovrastrutture inutili, con tutti questi sorrisi di circostanza....


dite alle persone che le amate e siate più sinceri con voi stessi prima di tutto....raccogliete i vostri pezzi, rimetteteli insieme e costruitevi un sorriso che sia prima di tutto fatto con gli occhi e con il cuore e iniziate a fidarvi del mondo che vi circonda, perchè non è abitato solo da lupi il cui solo scopo è quello di sbranarvi e impossessarsi di tutti i vostri stupidi e inutili beni materiali....

fidiamoci di noi e affiniamo l'istinto, impariamo a toccare le persone, ad annusarle, ad assaggiarle, e solo così sapremo e potremo sapere chi siamo veramente....




martedì 12 giugno 2012

Lasciare andare o non lasciare andare?...questo è il problema


Perché non riusciamo a lasciare andare?

Perché ci attacchiamo alle persone e non riusciamo ad andare avanti, anche se ci hanno trattato male, deluso, amareggiato, ferito nel peggiore dei modi? 
Perché semplicemente non riusciamo a guardare dentro di noi e dire “addio”, voltando pagina e ricominciando a vivere una nuova esistenza senza questi elementi di disturbo?

Spesso dirsi: “sono stata sposata con lui per 12 anni”  - “so che dentro al suo cuore prova ancora qualcosa per me” – “guarda la sua nuova fidanzata e dimmi se non mi somiglia?” è solo un alibi.
Costruiamo castelli d’aria e foglie, ci andiamo a vivere e poi creiamo delle illusioni nelle quali, le persone che ci hanno causato più dolore, sono protagoniste di favole a lieto fine.
Ma queste sono tutte balle. Sono alibi!

Ci inventiamo che loro hanno passato un brutto periodo della loro vita, nell’infanzia magari o peggio nell’utero materno, bambini reincarnati dopo mille vite di sofferenza che si portano dietro un karma sfigato e “non lo fanno per cattiveria, è l’universo che li mette davanti a queste situazioni in cui l’unica possibilità è comportarsi da stronzi…”

Già….che donna insensibile sono! Non ci avevo mica pensato alla storia della reincarnazione e del karma…effettivamente…e io che credevo che uno quando è stronzo lo è solo perché la stronzaggine si è impossessata di lui ed è stronzo solo perché è stronzo e pure cattivo, il più delle volte!



Ci sarebbe un’altra domanda a questo punto ed è la seguente: perché siamo solo noi donne a farci del male così? La fustigazione della donna è forse diventato uno sport olimpico?
In un certo senso sì.
E’ come se investissimo queste persone di un ruolo fondamentale: renderci felici.
Ma lo facciamo sapendo già che sono degli egoisti, immaturi, pieni di sé, accentratori, bastardi figli di una madre che gli ha rifiutato l’allattamento al seno dal primo istante di vita… Però noi da buone autolesioniste li investiamo ugualmente di questo ruolo. Li guardiamo, negli anni, farci del male gratuitamente e continuiamo ad offrirgli il ramoscello d’ulivo e la medaglia d’oro dello “stronzo dell’anno” eppure continuiamo a crederci…e loro continuano ad approfittare di noi.

Ora mi ripeterò…
Se un uomo approfitta di noi e se questo uomo, a maggior ragione, è un bastardo che approfitta di noi da anni, lui resta un bastardo, ma le sceme siamo noi che gli permettiamo ancora oggi di farci piangere per lui.

La domanda è questa: lo facciamo perché siamo certe di non valere abbastanza, oppure semplicemente perché speriamo ancora che quell’uomo rinsavisca e ci chieda scusa per tutto il male che ci ha fatto?

La seconda parte della domanda è la risposta alla prima parte.

Se crediamo e speriamo che un uomo così guarisca da sé stesso, allora siamo certe di non valere abbastanza.


In certi casi, infatti, l’unica e sola possibilità di salvezza è lasciare andare. 
Lasciamoli andare, ovunque vogliano purché non sia dove siamo noi. 

Possibilmente il più lontano possibile da noi, lasciamoli andare, dimentichiamoli, cancelliamoli, sparaflashiamoci la memoria come nei film di fantascienza e dimentichiamo che queste persone siano state “l’amore della nostra vita”… e non aspettiamo che siano loro a guarire, ma guariamo noi dalla nostra stessa malattia, prima di morire avvelenate da noi stesse e dal nostro stupido e inutile orgoglio.

mercoledì 16 maggio 2012

Morire è un po' dormire...


Le persone muoiono.

La vita finisce e noi restiamo qui, a guardare il vuoto. Il vuoto che prima era riempito da un corpo familiare, da un odore che riconoscevamo tra un milione, da quella risata, unica e capace di farci subito provare allegria. Le persone muoiono. Tutte le persone muoiono ogni giorno, persone che non conosciamo, persone che vivono dall’altra parte del mondo e che non sappiamo nemmeno che esistono. Ma ogni giorno qualcuno in ogni parte del mondo lascia un vuoto nel cuore delle persone che lo hanno amato.

Non ho paura della morte, non ho mai temuto che la mia vita finisse, ma ho sofferto la mancanza di persone care che ora non ci sono più. Mi mancano ancora, a distanza di anni.
Se mi fermo a pensare a tutte le persone che ho amato nella mia vita e che ora non ci sono più, il vuoto si amplifica per il numero di sguardi e per il numero di anni trascorsi nell’assenza.

Credere in Dio, qualsiasi Dio, significa che la morte è parte della vita e che le persone che muoiono in qualche modo restano sempre con noi. Ma quando entri in una stanza e non senti più quella risata, quando apri un libro e trovi un foglietto scritto a mano dalla persona cara, quando in un parcheggio senti il profumo che ti ricorda quella persona, allora il vuoto si amplifica e si stringe il cuore, lo stomaco e la mente si ferma.

Forse la morte non esiste. Forse è solo un’altra dimensione di questo stesso mondo. Come attraversare un muro e trovarsi all’improvviso dall’altra parte. Riuscire a vedere quello che succede da questa parte del mondo ma non poter comunicare, non poter interagire se non per brevissimi istanti, quell’istante che un campanellino suona, quell’istante in cui sentiamo un profumo familiare, quell’istante in cui nella dimensione del sogno riusciamo a vivere realmente la presenza fisica della persona amata che non è più viva in questa parte del mondo.

Una cosa però la so.

So per certo che le persone che muoiono in qualche modo restano, sono sempre vicine a noi. Se ci fermassimo un istante ad ascoltare potremmo sentirli camminarci accanto, se ci fermassimo un istante ad ascoltare potremmo sentire le loro carezze sul viso, quel conforto e quella forza che solo chi riesce a leggere dentro il nostro cuore e dentro la nostra anima può darci. Ed è proprio quando siamo più fragili che riusciamo a fermarci un istante ad ascoltare…

giovedì 19 gennaio 2012

Sono un’entusiasta!

Si lo confesso, sono un'entusiasta!!! mi entusiasmo della vita, delle persone, delle cose, di tutto quello che mi emoziona e io mi emoziono per tutto, anche per una pubblicità, una canzone, un tramonto, una fantastica luna....

Questo accade perché penso che il mondo sia perfetto nella sua imperfezione e che in ogni persona ci sia qualcosa di meraviglioso e che tutti gli esseri umani siano dotati di umanità, e che quando non riescono a dimostrarla è solo perché hanno dei limiti comportamentali dati da una sofferenza profonda e non semplicemente dal fatto che sono degli stronzi calzati e vestiti...questo vale per uomini e donne ovviamente....

“Sei un’entusiasta!” … me lo hanno detto uomini e donne.

Il fatto è che io non pretendo che il mio modo di essere sia una regola per gli altri, sono molto umile e so di essere una persona tanto disturbata quanto impossibile....però vi prego, smettiamola di razionalizzare tutto e lasciamoci percorrere dalle emozioni, lasciamoci vivere dalle emozioni, emozioniamoci cazzo !!!

La vita è un soffio....e basta davvero poco per dimostrare ad una persona che è importante....e quando saremo sotto un metro e mezzo di terra, perché è lì che finiremo tutti, sarà già troppo tardi.....

martedì 6 dicembre 2011

IMPARATE A RELAZIONARVI OPPURE STATE ZITTI!

Ci vuole davvero così poco?

Per farci sentire inadeguate, incomprese, fragili, addirittura ciniche e prive di emozioni…..Bastano 4 parole ben assestate, del maschio di turno, e BAM!!! Eccolo lì lo stato d’animo di inadeguatezza ed eccoci qui: piccole, in un angolo, quasi pronte a chiedere ancora una volta scusa…


Ma io dico : NO GRAZIE!!! Ma come vi permettete!!??

Con quale coraggio potete ragionare in termini di colpe e responsabilità?

Le relazioni iniziano per un motivo e finiscono per una serie di motivi, e sicuramente le responsabilità vanno equamente divise a metà.

Certo ognuno ha il suo modo di metabolizzare la cosa. E se lui è sensibile ed emotivamente fragile e noi siamo ciniche e razionali, questo non deve farci sentire in alcun modo inadeguate o insensibili, anzi….

Le persone sono diverse e le persone crescono, e in entrambi i casi ci si dovrebbe sempre mettere in discussione, partendo prima da sé stessi ma non dimenticando le proprie ragioni e le proprie motivazioni.

Ed eccoli qui i maschi sensibili, sempre pronti a puntare il dito e dire: tu sei cinica, riesci a razionalizzare le emozioni, a tagliare il filo, zac, senza ripensamenti, senza doverci ragionare troppo.

La risposta è SI.

Quando chiudo una relazione per me la relazione è chiusa. Punto e a capo.

Non mi ci vogliono anni per metabolizzare, non mi ci vogliono eternità per capire dove ho sbagliato e perché. Non mi ci vuole un era glaciale per rendermi conto di quello che voglio e che non voglio nella mia vita. Le cose che non funzionano, semplicemente non funzionano. Invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia e nemmeno la relazione.

Quindi francamente ne ho le scatole piene di sentirmi dire che sono cinica. Perché sarà certamente vero e sarà anche vero che sono razionale e che per me è tutta una questione di : far quadrare le cose.

Ma è pure vero che quando ho bisogno di un abbraccio, voi non siete qui pronti a darmelo, quando ho bisogno di conforto, voi non siete qui pronti ad ascoltare e confortare, quando ho bisogno di un consiglio e di una scrollata voi non siete qui a dirmi cosa è giusto o sbagliato…. VOI NON CI SIETE!

Ci sono io. Sempre e comunque. Per me stessa. Forte, invincibile, determinata e capace di andare avanti senza voltarmi indietro. Quindi per piacere, risparmiatemi la paternale !!

Queste siamo noi donne, quelle che trasportano i pesi della vita, del lavoro, delle relazioni, e che hanno imparato ad autoconsolarsi perché nessuno è stato così forte da resistere nel tempo al nostro fianco. Nessuno è stato capace di lottare per noi e di lottare per un amore pronunciato ma evidentemente dichiarato a voce troppo bassa per essere credibile…


E voglio aggiungere un’altra cosa che ritengo importante.

IMPARATE A RELAZIONARVI! Imparate a condividere le vostre emozioni! Non è un plotone di esecuzione, cazzarola!!! E’ una persona quella che avete davanti, una persona in grado di ascoltare, capire e magari dispensare consigli. Quindi smettiamola per cortesia di fare le vittime e iniziamo ad agire, l’amore si FA non si dice, non si chiede, non si elemosina. L’amore FA e l’amore si FA…tutto il resto sono solo seghe mentali e giustificazioni!

domenica 4 dicembre 2011

Uomini innocenti...

Quando qualcuno ci tratta male, quando un uomo ci maltratta e ci fa sentire non amate, non desiderate, non capite, lui è innocente!

Quelle verso cui dovremmo puntare il dito siamo noi. Siamo noi che gli permettiamo di farlo, siamo noi che permettiamo a lui di farci sentire inadeguate, poco importanti.

Gli permettiamo di renderci schiave di un pensiero, gli permettiamo di insinuare il dubbio dentro di noi e di farci dubitare di noi stesse, della nostra bellezza, della nostra semplicità, della nostra essenza. Gli permettiamo di spezzarci il cuore e passarci sopra con le scarpe chiodate.

Lo dico a tutte le donne : è ora di smetterla!

Basta.

Quando ci decideremo a scrollare le spalle e dire “ma si, ….chi se ne fotte!” ?

Quando impareremo a guardarci allo specchio, sorriderci e dirci che siamo belle e che lui non merita tanta considerazione ?

Perché una persona che ha avuto la fortuna di incontrarci e poterci camminare accanto e che ha scelto invece di voltarsi dall’altra parte adducendo scuse banali e girando invece la frittata accusando noi di tutti i suoi problemi, di tutti i fastidi, di tutte le sensazioni negative non merita tanta considerazione.

Una persona che non ha mai saputo dirci quanto siamo belle, una persona che, anaffettiva e autoreferenziale, si ricorda di noi solo quando non ha altro da fare ed è sfuggente e mai diretta. Una persona che non ci abbraccia mai, non esprime mai un pensiero positivo, non ci fa mai sentire importanti per lui.

Una persona così non merita né la nostra attenzione, né i nostri pensieri, e tantomeno merita di essere tenuto in così alta considerazione, talmente alta da farci arrabbiare, da farci venire il malumore, da farci aspettare per ore, da farci provare emozioni che non sono tipiche della nostra realtà, del nostro modo di essere.

Una persona così, che può cambiare l’emotività della nostra giornata in negativo, merita solo di essere ignorata.


Almeno fino a quando non si renderà conto di quello che sta perdendo, se mai questo dovesse miracolosamente succedere…

domenica 27 novembre 2011

In amore vince chi ha le palle.....di restare

Credo che sia un po' troppo riduttivo, di questi tempi, dividere le donne in 2 categorie: "stronza che te la da subito" da "stronza che te la fa sudare"... questo ormai non vale più.


Non perchè le donne corteggiano anziché farsi corteggiare, ma semplicemente perchè sono cambiati i tempi, le tempistiche e le esigenze.

Al giorno d'oggi gli uomini possono essere il sesso debole senza sentirsi privati della virilità, e le donne possono affermarsi senza sentirsi paragonate per forza a dei camionisti.

Siamo troppo incastrate nella favoletta di Cenerentola e in tutte quelle storielle che ci raccontavano per farci credere di essere delle poverette in attesa di un uomo pronto a salvarci.

La verità è che nessuno deve salvare nessuno, ma che ognuno debba salvare sè stesso.

L'amore è un'altra cosa. L'amore è l'incontro tra 2 adulti "risolti" che decidono di condividere ognuno il contenuto del proprio zainetto di esperienze e di fallimenti, punto e basta.

Cosa penso io? Io penso che in amore vinca chi è sè stesso e non se ne vergogna.

Basta organizzare strategie, basta messaggi confusi, basta tirare la corda o fargliela annusare e poi non fargliela vedere (vale per entrambi) in amore vince chi ha abbastanza palle per restare e dire la verità a qualunque costo.....

Ora ve lo racconto io il principe azzurro

W le donne e W gli uomini e soprattutto W le differenze tra noi e le differenze tra i noi di adesso e i noi di 50 anni fa e a questo punto avrei qualcosa da dire anche al signor Walt Disney che per carità era un grande artista, ma per favore…un po’ più di considerazione per noi donne!!!

Certamente è vero che il romanticismo si è un po’ arrugginito, ma forse noi donne, soprattutto quelle della mia fascia di età, siamo ancora troppo legate a certe manifestazioni di “affetto” che erano proprie dei nostri nonni e dei nostri padri.

Il prode condottiero che in sella al suo cavallo bianco conquisterà la donzella e la porterà via con sé……Presto un secchio!! …mi viene il vomito!!!

Non perché io non sia romantica, ma perché queste cose non sono REALI. (non reali nel senso del Principe Azzurro, ma reali nel senso di VERITA’)…e diciamocelo il principe azzurro in sé ci ha un po’ rotto! Anche perché il mondo moderno è pieno di principi azzurri….ma noi non abbiamo mica capito niente….

Analizziamo la figura del principe azzurro:

Un tizio con la messa in piega, vestito con i famosissimi leggins azzurri, gli stivaletti perlescenti con tacco, spada luminosa al fianco, piuma sull’occhio…e se guardiamo bene anche il kajal…eccolo arrivare in sella ad un bianco destriero, tutto tirato a lucido.

Scende da cavallo solo quando entra nel castello attraverso il ponte levatoio, lascia il cavallo in mano al prode servitore, entra nella regale sala da pranzo, si siede a tavola (manco si lava le mani) e qualcuno subito gli serve il pranzo (qualcuno che era ai fornelli tutto il giorno), si mangia tutto quello che trova, si alza dal tavolo e si reca nelle regali stanze da letto, sviene sul letto per circa 4 ore, poi si alza, va a prendere il suo regale destriero e viene a trovare voi, regale principessa in attesa e rigorosamente a dieta, vi porta una margherita, suona il liuto per voi, vi sviolina 2 o 3 cazzate solo per sentirsi “il più figo del reame” e poi se ne torna al castello tutto soddisfatto….e voi lì con gli occhi sognanti a cantare “vorrei, vorrei….” E specchiarvi in un pozzo….mentre pulite pavimenti, riordinate stanze e cucite sotto le stelle….

Vi ricorda qualcosa??? Quanti ne conoscete di “tizi azzurri” di questo tipo??? Andiamo….sono quelli che vivono ancora con mamma e papà (il Re e la Regina) e non hanno ancora imparato a lavarsi i calzini da soli….figuriamoci tutto il resto!!!

Ora ve lo racconto io il principe azzurro:

Un tizio realizzato, felice del suo lavoro, con poco tempo libero perché IMPEGNATO, uno che vi telefona o vi manda un sms per raccontarvi cose reali, quelle che gli sono accadute sul serio durante la sua giornata. Uno che crea un contatto umano e intellettuale con voi, uno che non ha tempo né per raccogliere margherite, né per suonare il liuto, uno che non ha tempo nemmeno per inventarsi 4 cazzate da pronunciare in punta di lingua perché lui è diretto, onesto, sincero.

Uno che ottimizza il tempo e che ha piacere di trascorrere con voi una serata rilassante davanti alla TV oppure vi porta a fare una passeggiata, chiacchiera piacevolmente di quello che gli piace e non gli piace, uno che non frappone fra lui e voi inutili seghe mentali sul “per sempre felici e contenti” ma semplicemente uno che vive la vita, giorno per giorno, emozionandosi, ed emozionandovi.

Uno che sa come baciarvi, toccarvi e abbracciarvi. Uno con cui il “vorrei” potrebbe diventare un “potrei” e non c’è bisogno di specchiarsi in un pozzo e cinguettare allegramente, quello è un UOMO, vero in carne ed ossa.